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Argomento: Numero notizie da mostrare:
Legislazione : Una Vespa 4 Tempi!!!
Inviato da GippiZeta il 5/6/2009 18:32:18 (351 letture)

Una Stella a 4 tempi


La 4 tempi è una realtà, e la Genuine Scooter (l’importatore americano) non ne fa segreto.

Il team di 2strokebuzz ha avuto la fortuna ( a differenza mia) di poterla vedere e fotografare da vicino, ma soprattutto l’hanno provata.

Questo è il link dell’articolo scritto da 2strokebuzz da cui ho tratto le foto: The New Stella, unveiled .

Non c’è che dire, è davvero ben fatta. Stupenda.

Il nuovo motore è racchiuso in tutta la bellezza della Vespa Px e delle Star Deluxe.

L’inquinamento causato dalla combustione dell’olio sarà solo un ricordo, infatti per la Star 4 tempi non ci sarà più bisogno della miscela e di continui rabbocchi di olio ( notare in foto la mancanza del bicchiere spia del livello dell’olio). L’olio presente non sarà più rabboccato ma completamente sostituito in sede di tagliando, proprio come i moderni scooter.

Eccellenti i consumi: sembra che la Star 4 tempi riesca percorrere 120 miglia per gallone, ovvero 193. km con con 3.785 litri di benzina o più semplicemente 50.022 KM CON UN LITRO!!!!

 

Si vocifera che la commercializzazione della Star 4 tempi negli States possa avvenire nel 2010…noi come al solito…stiamo a guardare!

 

(tratto da http://www.stardeluxe.it/)


Legislazione : La FMI ascoltata al Senato sulle Moto Storiche
Inviato da GippiZeta il 6/2/2009 18:38:42 (487 letture)

La Commissione Lavori Pubblici del Senato ha convocato ieri in Senato la Federazione Motociclistica Italiana, insieme agli altri registri storici inclusi nell'articolo 60 del Nuovo Codice della Strada.

 

 
Oggetto dell'Audizione: conoscere la posizione della Federazione in merito ai quattro disegni di legge attualmente presenti in Senato, sulla regolamentazione dei mezzi di interesse storico e collezionistico.
 
La FMI, che sollecita da tempo la revisione delle leggi che riguardano questo comparto, ha espresso  pieno sostegno all'attività legislativa, che si propone di riordinare le tante leggi che nel tempo sono state emanate.
Oggetto di discussione sono i criteri per riconoscere un mezzo di interesse storico, l'anzianità minima che deve possedere un mezzo per essere annoverato tra gli storici, i compiti che deve assolvere un registro storico.
 
La posizione della FMI è a sostegno della revisione quadriennale per questi veicoli, che attualmente sono assoggettati a quella annuale.
 
Altro nodo importante riguarda la reimmatricolazione, resa ormai impossibile presso le motorizzazioni civili a causa di tante incertezze burocratiche (e su questo fronte la FMI si sta impegnando anche in un Gruppo di Lavoro istituito presso la Motorizzazione Civile). Senza dimenticare la richiesta di potere circolare a luci spente, durante il giorno, anche in città, nonché l'abolizione della IPT per i motoveicoli storici che effettuano il passaggio di proprietà, erroneamente reintrodotta dall'articolo 63 della legge 342/2000.
 
Altro argomento importante è quello della tassa di circolazione ridotta, introdotta proprio dall'articolo 63 della Legge 342/2000, spesso disattesa dalle Regioni.


Varie : Disavventura legale (furto moto: danno e beffa)
Inviato da califoggiano il 7/9/2008 10:46:02 (1008 letture)

Link alla pagina: http://www.tg5.mediaset.it/cronaca/articoli/2008/09/articolo7880.shtml

Gli rubano la moto, la giustizia lo beffa

Gli costò un occhio della testa. 35 milioni delle vecchie lire, nel 2001. Ma il sogno di una moto di grande cilindrata, durò solo 10 giorni, il tempo che qualcuno la rubasse prim'ancora che fosse assicurata contro il furto. Così, quando dopo un anno e mezzo la polizia piemontese ha ritrovato il veicolo con tanto di presunto ladro ancora in sella, Roberto Simmi, titolare di un'osteria nel quartiere Trastevere, a Roma, ha creduto di recuperare almeno parte del patrimonio. Invece no: secondo il giudice al legittimo proprietario spettano solo il motore e il carter, il resto al ladro, che negli anni ha abbellito la moto. Roberto attende solo la restituzione della moto, intanto sequestrata. Solo che in tribunale il ladro sostiene di aver apportato numerose e costosissime modifiche, e dopo una lunga battaglia legale il giudice da ragione al malvivente. In sostanza secondo il giudice, di tutta la moto soltanto le due parti meccaniche sono riconducibili al signor Simmi, perché presentano il numero di telaio, il resto potrebbe essere stato cambiato dal ladro, quindi resta a lui. Roberto rinuncia a riavere il motore, ma non è finita, perché non solo ci sono da pagare 3mila di parcelle agli avvocati, ci sono da pagare anche 5 anni di deposito giudiziario della moto. Insomma, aver ritrovato la moto rubatagli, rischia di costare a Roberto quasi 8mila euro.


Varie : Come funziona la frizione?
Inviato da GippiZeta il 9/8/2008 08:20:31 (719 letture)

COME FUNZIONA LA FRIZIONE

La frizione nacque per risolvere un problema pratico: nessun motore a scoppio di una certa cilindrata può essere avviato facilmente sotto carico. Provate ad avviare la moto con la marcia ingranata e capirete. La frizione invece stacca la trasmissione dell'albero motore, in modo che quest'ultimo possa girare a vuoto, rendendo decisamente meno faticoso la messa in moto. Ma la frizione è necessaria anche per cambiare le marce senda danneggiare gli organi del cambio. Certo, con i cambi di tipo sequenziale come quelli montati sulle moto cambiare senza frizione è possibile: il campione Kevin Schwantz negli anni 80 scalava le marce della sua Suzuki 500 senza tirare la frizione. Ma a fine gara il cambio veniva revisionato completamente. La frizione è un tipo di innesto che permette di unire tra loro due diversi alberi coassiali in modo che possa esserci trasmissione di coppia, ovvero che n albero possa far girare l'altro. Semplificando al massimo, una frizione può essere costituita da due dischi montati su due diversi alberi che si vuole far girare assieme: quello conduttore che trasmette la coppia del motore al quale è collegato e quello condotto che riceve la coppia del motore e che muove il resto della trasmissione. Affinchè il moviemento venga trasmesso sull'albero condotto, è necessario che il disco condotto sia premuto sull'altro con un'adeguata forza, che dipende dalla coppia masima che il motore è in grado di fornire. A fare questo lavoro è un particolare organo delal frizione che ciene chiamato appunto spingidisco. La frizione ha numerose parti. Ecco alcune tra le più importanti:

  • CAMPANA: nelle multidisco, conincide con l'albero conduttore, contiene i dischi ma ad essa sono vincolati solo i dischi conduttori.
  • FLANGIA: è il supporto rigido e robusto su cui sono fissati i dischi della frizione, che sono realizzati con materiale relativamente delicato.
  • SPINGIDISCO: é una specie di piatto spinto da una o più molle che esercita la pressione necessaria a bloccare fra loro i dischi che compongono la frizione.
  • ORGANI DI COMANDO: sono i diversi elementi che permettono di allontanare lo spingidisco dai dischi disinnestando la frizione.

Esistono diversi tipi di frizione: la scelta delle case per l'uno piuttosto che per l'altro dipenda da diversi fattori. I più importanti sono il sistema di trasmissione, quantità di coppia da trasmettere, ingombri, durata, confort... Vediamo in dettaglio questi diversi tipi.

  • MONODISCO: il principale vantaggio è la semplicità, il difetto maggiore è costituito dagli imgombri. Nelle auto c'è molto spazio e cosi ce l'hanno più o meno tutte quelle con cambio manuale. Suelle moto è usata solo insieme alle trasmissioni ad albero cardanico, perchè viene montata in modo tale che i suoi ingombri non disturbano.
  • MULTIDISCO: questo è invece il tipo di frizione più usato sulle moto, perchè occupa poco spazio e riesce a trasmettere una grande quantità di coppia, suddividendola tra i diversi dischi presenti. A dischi vincolati all'albero condotto si alternano dischi vincolati alla campana; tutti i dischi possono muoversi assialmente; una serie di molle assicura la forza premente sullo spingidisco che in praiva agisce contemporaneamente su tutti i dischi. La forza premente unita alla superficie di attrito totale dei dischi determina la massima coppa trasmissibile. É un sistema complesso da realizzare e revisionare, specialmente se dotato di antisaltellamento.
  • A SECCO O IN BAGNO D'OLIO? Il funzionamento di base è lo stesso nei due casi. L'unica differenza sta nel fatto che i dischi sono immersi nell'olio o meno: La presenza del lubrificante offre una maggiore protezione dai surriscaldamenti, innesti più dolci e una maggiore silenziosità rispetto a quelle a secco. La dolcezza dell'innesto delle frizioni in bagno d'olio però può togliere un pò di prontezza, specialmente in partenza.
  • COMANDO: MEGLIO IDRAULICO O MECCANICO?
    Nelle frizioni meccaniche, la leva al manubrio tira un filo di acciaio che aziona i comandi per allontanare lo spingidisco. Nelle idrauliche, tirando la leva si genera una pressione sull'olio contenuto nei cavi, che fa poi muovere uno stantuffo che preme sullo spingidisco.
    Il sistema antislittamento che fa tanto moto da corsa è utile soprattutto in pista, ma può aiutare anche su strada, per esempio nelle manovre di emergenza. Sulle sportive di ultima generazione l'antisaltellamento è spesso di serie, esistono inoltre vari kit per montarla anche sui modelli che non l'hanno.

A COSA SERVE?
Le gomme moderne offrono un'aderenza eccezionale: in curva o in accellerazione si può toccare con mano i loro progressi. Quando si frena, però, l'aderenza può diventare un problema. La gomma, rallentando bruscamente, può infatti trasmettere un pò di coppia al motore, che è il contrario di ciò che succede normalmente, portando a singhiozzare o addirittura a bloccare la ruota stessa. Un bel problema, in uno dei momenti più delicati della guida. Per questo sono nati i sistemi antisaltellamento: in pratica dei dispositivi che aprono un pò la frizione allentando cosi il collegamento tra ruota e motore. In questo modo il pneumatico continua a rotolare senza interrompere il contatto con il terreno: da qui il nome antisaltellamento.
COM'E' FATTO E COME FUNZIONA
L'idea è semplice: per far slittare la frizione, bisogna ridurre la pressione sui dischi allontanando lo spingidisco. A questo pensa un disco che una molla a daframma tiene premuto contro delle sferette che rotolano su piani inclinati. Quando la coppa trasmessa dal pneumatico supera un certo valore limite, la ruota dentata ruota e risale sui piani inclinati di cui si parlva prima. In questo modo, la ruota dentata si muove verso lo spingidisco allontanandolo dai dischi della frizione che quindi sono più liberi di muoversi. Qunao la coppia alla ruota torna normale, la ruota dentata scende permettendo allo spingidisco di bloccare di nuovo i dischi della frizione.


Legislazione : Omologare una Special?
Inviato da GippiZeta il 6/8/2008 16:26:56 (588 letture)

OMOLOGARE UNA SPECIAL? SI PUO'!

Il tam tam dei motociclisti ha diffuso la notizia già da qualche anno: il TUV tedesco, un organismo privato che rilascia omologazioni in accordo con il KBA, il ministero dei trasporti tedesco, ha un ufficio in Italia, a Milano, che omologa moto modificate ed esemplari unici.

La trafila non è semplicissima, perché ottenuta l’omologazione si tratta di immatricolare temporaneamente in Germania la nostra moto, esportandola poi formalmente in Italia in virtù del principio di libera circolazione delle merci, che prevede il mutuo riconoscimento anche delle omologazioni nazionali.
Qualcuno storce il naso quando sente parlare di TUV, a cominciare dai dirigenti della nostra Motorizzazione, secondo i quali l’ente tedesco è un po’ troppo lassista. Può darsi, non abbiamo la competenza tecnica per esprimere un parere, ma sappiamo per certo che anche la Commissione Europea affida studi importanti all’organismo tedesco, del quale, evidentemente, si fida…

Come omologare le modifiche

Il nostro contatto presso la sede milanese del TUV è Marco Mauri, direttore di divisione, che ci ha illustrato nei dettagli come muoversi per apportare delle modifiche facilmente omologabili.
L'omologazione di un motociclo è soggetta infatti a 19 direttive specifiche raccolte in una direttiva quadro, la 92/61/CEE. Intervenire su una moto già omologata e semplicemente modificata è relativamente semplice se si tratta di un veicolo prodotto a partire dal '99, da quando cioè si applica la direttiva europea di omologazione in oggetto.
Se il veicolo è più anziano, tutto diviene più difficile, perché bisogna vedere in base a quale normativa è stato certificato e poi aggiornarne l’omologazione preoccupandosi che sia comunque conforme alla normativa originale.
Nel caso in cui siano stati sostituiti pochi componenti, l'operazione è semplificata se i nuovi accessori adottati sono già omologati a livello comunitario o se sono certificati TUV. Diversamente vanno dapprima approvati dall’ente tedesco attraverso prove aggiuntive.
Il riferimento è per cerchi, manubri, parafanghi e forcelle; componenti per i quali l'Europa non impone un'omologazione, ma che il TUV, perché possano circolare in Germania, deve testare. Insomma, al momento di comperare un nuovo forcellone, prima dell’acquisto è meglio sincerarsi che abbia il logo del TUV.
Diverso il caso se si tratta di componenti originali già adottati da una casa costruttrice di motocicli, perché in questo caso il problema è comunque superato per la presunzione di sicurezza riconosciuta ai componenti originali.

L’omologazione di un esemplare unico

Anche omologare un veicolo unico non è allora una cosa così difficile. In fin dei conti non è altro che l’applicazione modulare delle norme d’omologazione.
Attenzione però, più componenti già certificati si utilizzano e più facile è il procedimento, perché serviranno meno prove, che costano, soprattutto perché in certi casi richiedono l’uso di laboratori esterni il cui affitto non è a buon mercato.
Se invece si debbono testare le ruote, il manubrio, il motore, l’inquinamento, la potenza, e altri componenti, i costi lievitano e si impiega comunque molto tempo in più.

Costi e burocrazia

Al termine delle prove viene stesa una relazione tecnica in due lingue e attraverso agenzie specializzate si può provvedere a un'immatricolazione provvisoria in Germania, operazione che comporta anche il pagamento di una serie di tasse e di un'assicurazione a breve scadenza.
Il costo di questa operazione è quantificabile in circa 250 euro, ai quali vanno aggiunte le spese per l’immatricolazione italiana, più o meno una cifra equivalente.
Per quanto riguarda invece i costi del TUV, dipende molto dal tipo di omologazione che si richiede. A Milano la tariffa è oraria e una giornata intera costa 750 euro. Eventuali laboratori ai quali ci si deve rivolgere per prove particolari, come quella sulle emissioni allo scarico o sulla potenza del motore, necessarie se sono variati componenti fondamentali del propulsore, si pagano a parte.
Per omologare una moto alla quale siano stati sostituiti ruote, forcelle e freni si impiegano in media 4-6 ore, perché oltre all'analisi statica viene effettuata anche una prova dinamica di stabilità del veicolo da collaudatori professionisti.
Qualche esempio spicciolo? Omologare differenti misure di cerchi e pneumatici (con componenti già certificati TUV) può costare sui 2-300 euro. Per un veicolo completo si può arrivare dai 1.500 ai 3.000 euro (più le prove di laboratorio), a seconda che siano utilizzati componenti già omologati o meno.
I laboratori infatti, come detto, costano molto cari. Per omologare un telaio ex novo, ad esempio, la prova di stress costa sui 3.000 euro, ed è distruttiva, quindi occorre costruire da subito 2 telai. Una prova di inquinamento, per una moto alla quale invece sia stato sostituito il sistema di alimentazione e il catalizzatore dello scarico, può costare da sola sui 1000 euro. Il TUV comunque fa preventivi personalizzati per operazioni importanti, anche su un singolo veicolo.
Da notare che per i componenti strutturali, quelli più importanti, viene richiesta una fattura d'acquisto o una dichiarazione di vendita. In compenso se le modifiche apportate sono profonde e se si omologa un esemplare unico, è possibile dare qualunque nome alla moto in oggetto, anche il proprio!

Procedure per privati e costruttori

Un’operazione importante ma poco costosa alla portata di un privato può essere il montaggio di un motore 1000 su un Monster 600, due moto analoghe, cosa che permette una procedura snella, perché il telaio resta lo stesso e i componenti diversi sono ben pochi. Astuzie del genere sono molto utili a chi volesse cimentarsi in operazioni di trapianto…
La situazione cambia molto se al telaio vengono apportate piccole modifiche in zone non critiche, che richiedono comunque l’effettuazione di prove di stress. Sono invece del tutto banditi tagli e saldature in zone critiche.
Tutto cambia, però, se al posto di un privato si presenta un costruttore artigianale che prevede un impiego commerciale in piccola tiratura della moto per la quale chiede l’omologazione. In questo caso scattano anche dei controlli sul sito produttivo e sulla costanza della qualità di produzione. Anche chi vuole costruire solo 15 telai deve allora avere una certificazione ISO 9000 e ogni anno deve accettare una visita ispettiva.

tratto da www.pctuner.it/forum


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